Mi chiedo perche' ancora faccio questo lavoro.
-: perche' non dormo la notte, mi dico.
Ci penso su, mentre faccio passare la scatola attraverso la porta: alla fine, di motivi, ne trovo piu' d'uno.

Dietro la tenda della finestra vedo il viso dell'anziana - dorme, gli occhiali che si reggono appena sulla punta del naso, la testa poggiata sulla poltrona.

Faccio piano per non svegliarla.

Mentre scendo, la osservo ancora di sfuggita: si', c'e' piu' di un motivo per cui mi piace quello che faccio.

Nel mio ambiente non sono ben visto per via degli scatoloni: mi danno del dilettante. Usare qualcosa di cosi' scomodo e rischioso - lo fa chi non prende sul serio quello che fa.
Sacchi, buste, borse - sono strumenti molto piu' adatti al silenzio della notte, sono versatili e non attirano gli occhi dei passanti.
Ma, che ci posso fare?, ho sempre trovato sminuenti i loro mezzi. Prendere di soppiatto proprieta' altrui, per poi ammassarle frettolosamente in una sacca: sveste la refurtiva della sua identita' - la rende un mucchio indistinto.
Una scatola invece, con i suoi confini rigidi, con il rumore sordo che fa quando la si colpisce, e con l'ordine che curo per salvare spazio, ristabilisce la realta' delle cose anche nel cuore della notte, anche nel frangente in cui le profano: qui dentro io nascondo

le cose piu' segrete

Scendo piano le scale. Non vorrei svegliare la signora alla finestra:

 E' suo quello che porto dentro la scatola 

E quando fuori piove, come stasera, il cartone bagnato ricorda che anche cio' che e' tenuto al riparo dal mondo puo' marcire senza che nessun occhio lo guardi.
Mentre ci penso mi torna in mente una soffitta polverosa in cui non vado da un po'.
Mi dico sempre che dovrei farci un salto ogni tanto

Pensavo di essere io quello convinto di poter andare avanti guardando nello specchietto retrovisore.

Far finta di essere rivolto indietro anche quando la strada procede e non si e' mai nello stesso posto
perche' le cose nuove hanno sempre fatto troppa paura. E poi -

guardando a terra
i tuoi passi procedere sulla strada
ti convinci di scorgere le stelle sopra di te
[ press space|bar ]
Se solo alzassi lo sguardo
dimenticando le nuvole con cui ti inganni
potresti vederle brillare

e arrivare fino a te,
sciogliendo i ghiacci della primavera fredda
a cui obblighi i tuoi fiori

ma io sono solo un ladro di segreti
portero' con me, tra Saturno e il Sole,
il fiore della donna anziana con gli occhiali che pendono
lasciandole istruzioni per venire a riprenderlo

Non volevo svegliarla, ma non sogno altro
che in preda al panico riconosca di se stessa
quello che e' chiuso in una scatola nascosta
che ricordi quello che non puo' dimenticare
e stravolga con un impeto di terrore il

sonno sciocco
con cui sprofonda ogni giorno di piu' nella sua poltrona

[ keep pressing space|bar ]
e persa nella strada
gli occhi senza lenti
si incammini con i passi che fatica a muovere
oltre l'atmosfera e poi piu' in la'

accorgersi di aver perso se stessi
di sapere cosa ci manca
tremare come luci nel buio mentre temiamo di lasciarlo sfuggire per sempre

non c'e' paura piu' bella.

>_A me, non e' rimasta che quella.

Cercando la verita'
nel fumo che asfissia
e vola via dal finestrino mentre torno a casa

Mi offusco lo sguardo
perche' i nostri occhi non sono mai stati affidabili

Per scoprire che quello che vedevamo lontano
e' sempre stato a portata di mano
come le stelle che hai sognato quella notte in cui faceva troppo caldo

Dicevi che un giorno ci saresti andata,
sul suolo rovente della stella piu' lucente,
ma sei sempre rimasta qua
in una nuvola di fumo di una sigaretta
che annerisce il cielo

Butto un altro mozzicone e ne accendo un'altra

su una strada sempre dritta
in un tempo che non scorre
su una macchina che non si muove
come i raggi che viaggiano per anni luce verso una sola direzione
come gli occhi quando nel letto si chiudono poco a poco

e un sogno ti porta nel punto che non credevi di raggiungere

In tutte le scatole che ho schiuso
non ho trovato mai un doppio fondo
o una porta per un altro mondo

Solo vicoli ciechi e mazzi di chiavi per porte inesistenti.
Li ho collezionati in una soffitta che non apro mai
e che sogno a volte sciogliersi in lampi lenti
che cadano, in gocce di fulmini, sui pensieri spenti

Nelle scatole, io, ho nascosto
i brividi gelidi
sulla schiena cocenti
delle strette soffocate sui sogni

fino a smettere di vagare, quando di notte mi addormento,
dimenticando al mattino i segreti confessati
mentre non c'erano dita in cerca di appigli

e faccio un mestiere per cui
c'e' sempre una porta lasciata aperta
con una serratura difettosa
che chiama con silenzio e pazienza

E' da tanto che non vengo in questa soffitta

Sulla scaffalatura vedo ben ordinate le scatole, ognuna arrivata qui in un momento diverso,

costruendo poco a poco questo muro invalicabile.

Queste non le ho rubate.

Mi avvicino e su ognuna leggo le etichette scritte con pennarelli spessi,

 e mi tornano in mente i momenti in cui le ho ricevute.

Non uso le scatole per un vezzo stilistico da ladro galantuomo: quello che ho portato via mi e' stato offerto.

Riposto e impacchettato con cura affinche' lo custodissi.
Ho rubato, si', ma non al possessore: al resto del mondo
- i segreti piu' belli che mi sono stati concessi.

La luce della lampadina va e viene: qualcosa non torna.
Il tuo scatolone manca all'appello.

Il respiro inizia ad andare piu' veloce,
non faccio piu' attenzione agli altri scatoloni,

il panico sale mentre cerco il tuo,
che speravo di non riaprire piu'.
Sento dietro di me alcuni scatoloni aprirsi, rovesciarsi a terra con i soliti colpi sordi,
 ma i miei occhi continuano a cercare nella penombra,
nei meandri di una scaffalatura sempre piu' piccola e vuota

Alla fine lo trovo.
A differenza di tutti gli altri, qualche macchia di muffa
ha annerito la carta, gli angoli si sono smussati,
 persino il nastro ha finito per staccarsi.
Lentamente lo apro e il panico passa all'istante, riportando il silenzio nella soffitta.

Mi giro e vedo il disastro dietro di me, su tutto il pavimento: ogni scatolone a terra, i contenuti sparsi e mischiati. 

Gli oggetti qui stipati erano sussurri donati, spiragli notturni sotto una luna piena.
Quello che mi hai dato non era un dono: era cio' di cui volevi disperatamente liberarti. 

Dentro al tuo scatolone pieno di oggetti vuoti ho finito per metterci le mie - di cose: le rivedo soltanto adesso, messe alla rinfusa, sporche di polvere e scolorite dal tempo.

Faccio questo lavoro perche' non dormo la notte, mi ripeto. 
E in tutte queste notti ho cercato nel buio la risposta che avevo chiuso in una scatola,
 rubandone altre e fingendo di poterla trovare nelle soffitte di altre persone. 

Per una volta la mia mente e' vuota, mentre uno ad uno rovescio ogni scatolone sul pavimento.
Faccio un mucchio al centro della soffitta e penso a chi ha sempre detto che non prendo sul serio questo lavoro.

Quando ho finito guardo il lucernario sul soffitto: fuori e' notte e le stelle sono un quadro oltre il vetro.
Prendo la maniglia e faccio entrare aria.
Dovrei avere una scala qui, da qualche parte...

La appoggio sugli infissi e mi fumo una sigaretta:
e' l'ultima del pacchetto.

Uno ad uno prendo gli oggetti dal mucchio e salgo i pioli, mirando agli spazi vuoti che restano liberi nel cielo. 
In questo sali e scendi sento sonno dopo cosi' tanto tempo e penso alla signora anziana che fra qualche ora si risvegliera'.
Sto portando sulla scala quello che avevo messo nella scatola: apro la sua custodia degli occhiali e guardo per un'ultima volta il pezzo di carta ripiegato. Non ci vogliono tante parole per dire quello che si sente - penso. E quando qualcuno riesce a capirle cosi' a fondo da metterle nascoste in una custodia come questa, vuol dire che quelle parole sono scritte bene.
Avrei voluto saper scrivere come il marito dell'anziana;
avrei voluto custodire qualcosa di cosi' prezioso, anche io.

Quando ho finito mi siedo su una stella e guardo il cielo.
Negli spazi bui ora ci sono nuove luci a brillare.
Le puoi vedere alzando gli occhi dopo tanto tempo: e chiedero' a ognuno di cosa e' fatta la luce che li', tra Saturno e il Sole, per anni luce viaggia in una sola direzione.
Se sono stato un ladro, lo sono stato di me stesso, anche ora che ho restituito a ogni occhio la vista della refurtiva.
Resto a guardare le costellazioni perche', se c'e' una mia luce, l'ho chiusa dentro uno scatolone bagnato - e ho paura di controllare che sia ancora li'.
Non so se sia rimasta ad aspettarmi.